Biografia

Antoinette Raphaël, ultima figlia del rabbino Simon e di Katia Horowitz, nasce a Kovno il 29 luglio 1895. L’artista trascorre l’infanzia in Lituania in un’epoca in cui vengono applicate una serie di rigide legislazioni a danno delle minoranze, tanto che l’artista non dimenticherà mai i terribili pogrom. Nel 1903 muore il padre e due anni più tardi, con lo scoppio della rivoluzione, si trasferisce con la madre e i fratelli a Londra. In un contesto cosmopolita conosce Jacob Epstein che considererà sempre il suo maestro. Si dedica al canto, alla musica e al teatro. Nel 1915 si diploma in pianoforte alla Royal Academy of Music. È durante questi anni che comincia a disegnare e ad appassionarsi di scultura egizia. Nel 1924, in seguito alla morte della madre lascia Londra per Parigi e dopo poco è a Roma dove comincia a seguire i corsi di disegno alla Scuola libera del nudo. Qui incontra Mario Mafai. Nel febbraio 1926 nasce la sua prima figlia Miriam. L’anno dopo con Mafai, che sposerà nel 1935, vanno ad abitare in un appartamento in Via Cavour, teatro di quella che Longhi definirà “Scuola di via Cavour” insieme a Scipione e Mazzacurati.
Nel 1929 esordisce alla I Sindacale del Lazio. Nello stesso anno è presente con 18 dipinti in una collettiva di otto artiste alla camera degli Artisti. La critica rivela il “sapore prettamente russo” della sua pittura, tendente all’arabesco di gusto arcaico e popolaresco, oltre che il respiro internazionale e la portata innovatrice. Nel 1930 torna con Mafai a Parigi dove comincia a dedicarsi alla scultura e poi, da sola, si sposta a Londra per riallacciare i contatti con le vecchie conoscenze. Torna a Parigi e infine in Italia nel 1933. Nel 1938, la promulgazione delle leggi razziali la costringe a fuggire da Roma. Si nasconde prima nei pressi di Forte dei Marmi e poi a Genova. L’anno dopo è nella vecchia Villa Fioroni a Quarto dei Mille dove alloggerà fino al 1943. Di nuovo a Roma, ottiene uno spazio all’Accademia di Belle Arti ma la sua inquietudine la porta di nuovo a Genova. Ritorna a Roma definitivamente nel 1953. Tra il 1948 e il 1954 partecipa a varie edizioni della Biennale di Venezia e alle Quadriennali romane. Nel 1956 è in Cina con una delegazione italiana composta da Fabbri, Sassu, Tettamanti, Turcato e Zancarano. Al ritorno espone alla galleria La Strozzina di Firenze e in seguito in varie collettive in Europa, Asia e America. Alla metà degli anni Cinquanta giunge finalmente il riconoscimento dell’apporto dato all’esperienza della Scuola Romana. All’VIII Quadriennale del 1959-60, nella mostra “La Scuola Romana dal 1930 al 1945” vengono esposte diverse sue opere che la confermano tra i protagonisti dell’arte italiana fra le due guerre. Nella seconda metà degli anni Sessanta si dedica sempre più intensamente alla scultura, realizzando fra l’altro la fusione in bronzo delle sue opere più impegnative. Si spegne il 5 settembre 1975.